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I pastori sardi pronti a mobilitarsi a tutela del Pecorino Sardo

I pastori sardi, attraverso i loro rappresentanti, si preparano a mobilitarsi con forza per difendere il disciplinare che regola il Pecorino Romano.

I pastori sardi si mobilitano per tutelare il loro prodotto Doc. (www.sardegnaoggi.it)

Venerdì 5 dicembre, durante una cruciale assemblea del Consorzio di tutela, si discuterà della necessità di mantenere inalterate le linee guida riguardanti le razze di pecore e le aree di produzione. È un tema di grande importanza, che tocca il cuore non solo degli allevatori ma anche dell’identità culturale e gastronomica della Sardegna.

Il 5 dicembre si avvicina e i pastori sardi chiedono che, in vista dell’assemblea, venga rispettato il legame inscindibile tra razza ovina e territorio di produzione. I portavoce, tra cui Gianuario Falchi e Nenneddu Sanna, hanno già espresso fermamente che questo legame è essenziale per tutelare la qualità del Pecorino Romano. La loro preoccupazione nasce dal fatto che modifiche al disciplinare potrebbero portare a una produzione dislocata, che non mette in risalto le caratteristiche uniche di questo formaggio. Con un mercato sempre più competitivo, dove altri Paesi adottano tecniche di allevamento intensivo, i pastori ritengono fondamentale non solo preservare ma anche valorizzare la cultura dell’allevamento tradizionale.

Le modifiche proposte, peraltro, si concentrano sulla possibilità di introdurre nuove razze per la produzione di latte. Questa manovra, come indicato dal Ministero, avrebbe un periodo di transizione di sette anni per adeguare gli allevamenti alle nuove linee guida. Le razze proposte per la produzione sono tra le più storiche, come la Razza Sarda e la Razza Comisana, ma controversie potrebbero sorgere per gli allevatori di Lazio e Toscana. Il presidente del Consorzio, Gianni Maoddi, si mostra cauto riguardo al potenziale impatto, consapevole che l’assemblea avrà un ruolo chiave nel definire il futuro della produzione.

Un futuro da decidere: l’importanza dell’assemblea

Le modifiche proposte si concentrano sulla possibilità di introdurre nuove razze per la produzione di latte. (www.sardegnaoggi.it)

L’assemblea del 5 dicembre non sarà solo una formalità. Sarà un momento cruciale per decidere se e come modificare il disciplinare. Il Consorzio ha già ricevuto un parere positivo dal Ministero, ma ora spetta ai membri votare su questioni delicate come l’introduzione di razze specifiche. Le conseguenze di queste scelte saranno significative, non solo per i produttori ma anche per i consumatori che cercano un prodotto autentico e di qualità.

Maoddi ha sottolineato l’importanza della democrazia nei processi decisionali e ha messo in evidenza che una maggioranza qualificata di due terzi sarà necessaria per apportare modifiche, il che potrebbe richiedere un ampio consenso tra le cooperative di allevatori. Tuttavia, i pastori temono che si possa rimettere in discussione decisioni già prese e si dichiarano pronti a resistere, affermando con fermezza che questa battaglia non è affatto chiusa.

In una nota, ribadiscono l’importanza di rispettare gli accordi stabiliti in precedenza, con l’appello a ripristinare un tavolo permanente sul latte, dove le loro voci possano essere ascoltate. Alcuni di loro, a dire il vero, non escludono di organizzare nuove forme di protesta che potrebbero influenzare la posizione dei trasformatori e dell’intero settore.

Pressione sul settore e appelli alle istituzioni

L’atmosfera si fa tesa e le aspettative tra i pastori sono elevate. C’è una sensazione di urgenza che permea il dibattito, e non è solo una questione di numeri o regole. Si tratta di identità, cultura e tradizione. Infatti, i pastori chiedono anche un intervento diretto da parte delle autorità, esprimendo una richiesta chiara e forte: che gli accordi presi in precedenza, sostenuti dal Consorzio in collaborazione con le istituzioni locali e nazionali, vengano rispettati.

I produttori di Pecorino Romano avvertono che l’adozione di razze non tradizionali potrebbe snaturare l’essenza del prodotto. Il rischio è quello di una perdita di qualità e quindi di autenticità, elementi che rendono il Pecorino unico. Le loro voci si alzano in una chiara richiesta di vigilanza su questo aspetto. L’assemblea del 3 dicembre si preannuncia come un crocevia decisivo, dove le sorti del Pecorino Romano si giocheranno tra tradizione e innovazione.

Mentre i pastori si preparano a riunirsi, mantengono alta la guardia, pronti a sostenere la loro causa. Non sta solo cambiando il disciplinare; si stanno mettendo in discussione le radici stesse di un prodotto che è simbolo di una comunità, della sua storia e della sua cultura. La lotta per il Pecorino Romano continua e l’assemblea si prospetta come un’importante occasione per chiarire il futuro di questo formaggio pregiato.

Rosanna Mancini

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